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Chiesa parrocchiale di San Martino

La chiesa parrocchiale dedicata a San Martino - raffigurato nell'affresco soprastante il portale mentre si accinge, come vuole la leggenda, a scendere da cavallo per offrire il proprio mantello ad un mendicante incontrato nella strada - fu costruita a tre navate verso la fine del 1300. All'interno essa custodisce un coro ligneo, con decorazione a riquadri rientranti adornati da rotoli di pergamene, fabbricato presumibilmente agli inizi del Cinquecento. Risale invece agli ultimi anni di questo secolo la grande tavola che rappresenta l'“Invenzione della Santa Croce”, posta a decorazione di un altare laterale, attribuita dai competenti a Giovannangelo Dolce (1540-1606) da Savigliano, con molte figure tra cui una signora riccamente vestita, probabilmente una Solaro, insieme al nobile marito.

 

Chiesa ParrocchialeUn'altra preziosa opera d'arte, presente all'interno della chiesa, è il “fonte battesimale”, fatto costruire nel 1505 dall'abate Giovanni Bartolomeo e donato ad essa da Bartolomeo Solaro, il cui nome è inciso a lettere gotiche sull'orlo della tazza a forma ottagonale. Sulla fascia sottostante è scolpito lo stemma della nobile famiglia Solaro col cappello abbaziale, tra due nodi d'amore ed il simbolo delle frecce spuntate. Molto importante dal punto di vista storico, stilistico ed araldico, è la bellissima pietra tombale con scolpita la data M IIII XXXIX, riferita alla morte di Bartolomeo Solaro, nipote di Stefano detto il Borgognone, capostipite del ramo Solaro di Villanova, avvenuta appunto nel 1439. Quivi fu sepolta anche sua moglie Agnesina, spirata il 18 aprile del 1463, della quale fino a qualche tempo fa si vedeva ancora il monumento funebre.

 

L'8 dicembre del 2000, in occasione della festa della Madonna dell'Immacolata Concezione, il vescovo di Saluzzo, monsignore Diego Bona, consacrò l'altare di pietra - ricavato da una macina da mulino - con al centro del tavolo una targa metallica in rame, di forma circolare, opera di Michelangelo Ambroggio, con la scritta in lingua piemontese: “Nosgnor a splend crasa ant el pan”, dettata da don Michele Fusero, scomparso il 26 giugno scorso, all'età di novant'anni, presso la casa di riposo di Scarnafigi.

 

Chiesa parrocchialeEra nato a S. Anna di Bagnolo nel 1916 e, dopo gli studi elementari, spinto dalla sua vocazione alla vita sacerdotale, era entrato in seminario. Ordinato sacerdote nel mese di marzo del 1941, svolse il servizio pastorale dapprima ad Elva, poi a Villanova Solaro come prevosto nella chiesa parrocchiale di S. Martino. Nel 1995, dopo averlo assolto per 41 anni, rinunciò a questo incarico, ma continuò a celebrare la Messa e ad attendere alle altre funzioni religiose. Durante la seconda guerra mondiale, don Fusero aveva aiutato le famiglie a salvare, dalle razzie dei nazifascisti, le poche cose che avevano ancora in casa, e nel 1987 pubblicò, per le edizioni “Piemonte in Bancarella”, il volume dal titolo “Parèj d'un càles”, che raccoglie una scelta di sue poesie in lingua piemontese.

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