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Comune di Villanova Solaro
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I Solaro di Villanova

La famiglia dei Solaro, della quale si hanno notizie fin dal 1170, era divisa in vari rami: i Solaro di Govone, Chieri, Mondovì, Favria, Moretta, Villanova Solaro, Monasterolo, Borgo San Dalmazzo, della Chiusa, Macello, Margarita, e Stupinigi, oggi tutti estinti tranne il ramo dei Solaro di Monasterolo. Ad Asti la famiglia dei Solaro di Govone, una delle famiglie più ricche e potenti della città, possedeva case, torri e palazzi, era riverita ed amata dal popolo per la sua magnificenza e liberalità e manteneva in armi trecento uomini a difesa dei suoi numerosi possedimenti.

 

Nel 1261, un membro della famiglia De Castello ferì gravemente Bonifacio Solaro, ma non al punto di provocarne la morte, dando tuttavia origine alla lotta tra le due famiglie, in quanto i Solaro parteggiavano per i guelfi, sostenitori dell'egemonia politica del papato; i De Castello, invece, schierati dalla parte dei ghibellini, erano fautori dell'egemonia politica dell'impero. Nel 1303 i Solaro, costretti da Giovanni di Monferrato e Manfredo IV ad allontanarsi da Asti, si stabilirono ad Alba, Chieri ed in altri territori di loro proprietà e, ritornati in patria un anno dopo, si vendicarono dei De Castello, ritenuti colpevoli dell'affronto subito da essi, mandandoli in esilio.

 

Alla famiglia dei Solaro appartennero uomini d'arme, politici, vescovi, cavalieri dell'Ordine Supremo della SS. Annunziata, cavalieri dell'Ordine di Malta e persino dei Santi. Nel 1394 Bartolomeo Solaro, nipote di Stefano detto il Borgognone, considerato il capostipite del ramo Solaro di Villanova, acquistò da Amedeo VIII di Savoia il castello di Caraglio per 6.000 fiorini d'oro. Alla sua morte, avvenuta nel 1439, fu seppellito nella chiesa parrocchiale di Villanova, dove la sua bellissima pietra tombale, collocata in posizione orizzontale a livello del pavimento, oggi è un po' consunta dal calpestio dei fedeli.

 

Nei primi anni del Cinquecento, l'abate Giovanni Bartolomeo Solaro fece costruire la splendida canonica, un gioiello dell'architettura in cotto dell'epoca, arricchì l'apparato ornamentale della Parrocchia e rese più leggiadro il castello apportando ai locali interni degli abbellimenti di gusto rinascimentale. Il 24 maggio del 1536, con i signori di Moretta, Torre S. Giorgio, Villanova Solaro e Casalgrasso, egli porse omaggio al marchese di Saluzzo, investito di tutte le terre conquistate dall'esercito di Francesco I, il quale lo ricompensò così per aver combattuto al suo fianco dopo che aveva invaso il Piemonte.

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