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I villanovesi verso la fine del '700

Verso la fine del Settecento, prima che il Piemonte venisse occupato dalle truppe napoleoniche, nonostante un certo incremento della produzione, dovuto all’impiego di nuove tecniche agrarie ed alla coltivazione di terre rimaste sino ad allora incolte, nei paesi e nelle borgate di campagna della regione, regnava la miseria. Ne fu colpita anche la popolazione di Villanova Solaro, costituita in gran parte da lavoratori agricoli, le cui famiglie vivevano in condizioni di estrema povertà, tanto che la massaia condiva la minestra con un pizzico di sale, una sottilissima fetta di lardo e poche gocce d’olio di noci.

 

Per ricavarvi un po’ di denaro, i contadini vendevano ai carbonai la legna da bruciare nel caminetto; pertanto, veniva acceso soltanto nei giorni più freddi dell’inverno e, nelle altre giornate dell’anno, per cucinare le vivande usavano gli arbusti, raccolti e fatti essiccare al sole durante la bella stagione, onde renderli maggiormente combustibili.

 

I braccianti agricoli, alle dipendenze dei pochissimi e ricchi proprietari terrieri, lavoravano dall’alba al tramonto per un salario di 12 soldi, appena sufficiente a non lasciar morire di fame la famiglia. Questa viveva in abitazioni misere ed anguste, tanto che i figli più grandi dovevano adattarsi a dormire sui fienili d’estate e d’inverno nella stalla, riscaldata dal fiato degli animali che vi erano ricoverati. I piccoli proprietari terrieri ed i mezzadri vendevano i loro prodotti sul mercato pubblico, secondo il prezzo stabilito dalle autorità governative anziché sul libero mercato, dove essi stessi avrebbero stabilito il prezzo di vendita in base all’andamento della domanda e dell’offerta.

 

Onde evitare che i magazzini dove venivano raccolti i prodotti in- venduti venissero saccheggiati dalla folla affamata, l’autorità pubblica aveva disposto che venissero distribuiti alle famiglie delle comunità rurali, in proporzione al numero dei loro componenti. Se non che la disponibilità di prodotti agricoli scarseggiava ed il prezzo di vendita era as sai elevato, a causa della disfunzione delle dogane, dei pedaggi troppo esosi, dell’alto costo dei trasporti e delle notevoli difficoltà di smercio.

 

Nel 1789, nelle zone agricole del Piemonte vigeva ancora questo stato di cose, nonostante Carlo Emanuele III nel 1771, due anni prima di morire, avesse cercato di porvi rimedio con un editto, che esentava i contadini dall’osservare i diritti feudali acquisiti nei secoli passati dalle famiglie nobili. Contro la volontà del magnanimo sovrano, s’erano subito levate le resistenze degli appartenenti alle classi sociali dominanti, contrarie da sempre all’attuazione di una riforma dell’ordinamento sociale - posto in essere fin dai tempi lontani del Medioevo - quindi la sua lodevole iniziativa non andò a buon fine.

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