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Il castello

Eretto originariamente a pianta quadrata, con gli angoli rinforzati da quattro torri sporgenti, oggi il castello di Villanova Solaro - di dimensioni poco inferiori a quello di Ivrea, fatto costruire verso il 1358 da Amedeo VI di Savoia - ha soltanto tre lati e due torri. Un tempo i sotterranei, che potevano servire come magazzini, prigioni ed albergo per le truppe, comunicavano col profondo fossato colmo d’acqua, che circondava da ogni parte il maniero difendendolo dagli attacchi del nemico. Tuttavia fu distrutto durante le guerre contro il marchese di Saluzzo e gli Angioini e Filippo d’Acaia lo fece ricostruire nel 1327, affinché gli abitanti potessero trovare scampo entro le sue mura alle scorrerie delle compagnie di ventura, che a quel tempo compivano ovunque strage e devastazione. Il 10 settembre del 1334, vedendo sopraggiungere l’avanguardia di un esercito al soldo dei nemici di Filippo, essi corsero a rifugiarsi nel castello e, dopo poco, la soldataglia, non potendo aver ragione della loro difesa, si avventò contro le case e le distrusse dandole fuoco.

 

Il CastelloUn atto redatto in latino il 22 marzo del 1475 stabilisce la divisione del castello in due parti, l’una assegnata a Giorgio Solaro, l’altra al fratello Antonio, e nomina una cappella eretta al suo interno di cui, però, si sono perse le tracce. Inoltre, nel documento i fratelli Solaro sostengono la necessità di far costruire delle colombaie sulla torre, di tenere sul portone d’ingresso una campana, tramite la quale i forestieri avrebbero annunciato il loro arrivo al castello, e di installarne una nel piccolo campanile qualora fosse stato eretto sulla torre maggiore. L’altezza delle torri del castello, troppo esposte ai tiri delle artiglierie, venne ridotta nel Cinquecento e, nel secolo successivo, venuta meno la sua potenza militare con la comparsa nelle guerre della polvere da sparo, il ponte levatoio fu smantellato e sostituito posteriormente da un ponte in muratura che scavalca il fosso. In seguito il castello, arricchito all’interno con opere d’arte d’e poca rinascimentale, divenne un luogo di delizie; le eleganti sale si animarono della gioconda vita signorile di campagna e risuonarono di festosi conviti, di concerti e di balli.

 

I nobili Solaro ed i loro ospiti illustri vi trascorrevano le serate in gaie conversazioni, frivole o serie, secondo il costume degli aristocratici dell’epoca, ascoltando musica da camera, recite di poesie e teatrali. La contessa Eufrasia, moglie del conte Carlo Valperga di Masino, ultima discendente della famiglia Solaro di Villanova, in quanto aveva avuto soltanto una figlia morta prima di lei a 15 anni, ebbe la ventura di ascoltare dalla viva voce di Silvio Pellico, mentre al principio del 1831 era suo ospite nel castello, la lettura dei primi capitoli delle Mie Prigioni.

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