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La famiglia Calandra

Nato a Torino nel 1818, l'avvocato Claudio Calandra è sepolto nel piccolo cimitero di Murello, dov'è morto nel 1882 e dove possedeva dei terreni agricoli ed una casa, tuttora in piedi ed in ottimo stato di conservazione. Oltre aver ricoperto la carica di sindaco di questo paese di campagna, esercitò quella di consigliere provinciale per il Mandamento di Villanova Solaro e di deputato nazionale per il Collegio di Savigliano. Animato da ideali di libertà e democrazia, a quel tempo contrastati dai governi reazionari dei vari staterelli in cui l'Italia era divisa, abbracciò la causa della libertà di stampa e di culto e propugnò - in quanto condivise su questo argomento l'opinione del famoso filosofo e giurista Cesare Beccaria (1738-1794) - l'abolizione della pena di morte. Il ricordo dei lavori per bonificare i terreni paludosi della pianura cuneese, da lui sostenuti quale ingegnere idraulico, dai quali l'agricoltura e la sanità pubblica di allora trassero dei grossi benefici, oggi è quasi del tutto svanito nella memoria collettiva.

 

Cascina GrossaPresso la Cascina Grossa, così denominata per le sue grandi dimensioni, situata sui confini di Villanova Solaro e Murello, Davide Calandra, morto improvvisamente a Torino nel 1915, all'età di 59 anni, ha realizzato gran parte dei calchi di gesso per preparare la matrice di fusione delle sue opere scultoree, alle quali si dedicò dopo aver seguito i corsi di scultura all'Accademia Albertina. Per una decina d'anni modellò oggetti in terracotta ed in bronzo, con cui le famiglie della borghesia torinese ornavano i loro salotti e, dopo la vincita, nel 1892, del concorso per l'erezione in Torino del monumento al principe Amedeo di Savoia, iniziò la produzione di sculture monumentali, e tra queste il Fregio per l'Aula del Parlamento italiano a Montecitorio. Il 21 giugno 1973, nella ex chiesa seicentesca di San Francesco a Savigliano, fu inaugurata la gipsoteca “Davide Calandra”, allestita con la donazione, a più riprese, dei suoi gessi da parte della moglie Luisa e della figlia Elena.

 

Anche Edoardo Calandra, venuto al mondo a Torino nel 1852, dove si è spento nel 1911, era molto legato a Murello, Racconigi, Villanova Solaro ed ai luoghi circostanti, teatro delle vicende storiche da lui raccontate nel romanzo La bufera, titolo che indica lo sconvolgimento provocato in Piemonte dal dilagare delle idee all'origine della rivoluzione francese del 1789. Lo scrisse nell'arco di sei anni, dal 1892 al 1898, e ne impiegò altri tredici per rifinirlo linguisticamente, come aveva fatto a suo tempo Alessandro Manzoni col suo romanzo I promessi sposi. Oltre essere il migliore dei suoi romanzi, La bufera è un'opera letteraria di lettura dilettevole, tanto da indurre lo scrittore braidese Giovanni Arpino, scomparso anni fa, ad inserirla nel 1973 in una collana di libri di carattere popolare, che curava per conto di una casa editrice torinese.

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